Dal 1995 il concetto di  Relations de voyages ® risponde a quattro obiettivi:

Creare una borsa o un oggetto in armonia con questo materiale, che sono le vele usate, tecnologico e poetico, perché nascondono fra le fibre qualche segreto (vedere sezione MATERIALI); nel rispetto della tradizione marinara del riciclaggio, un tempo necessità per i marinai, oggi principio attivo del nostro nuovo modo di vita e dove ogni modello evoca una pagina della Storia della navigazione a vela.

Fare noi stessi (vedere sezione LABORATORIO) per il piacere di: cercare, disegnare, tracciare, immaginare, scoprire, apprendere, cucire, impiombare, cambiare, verificare.

Maestria  padroneggiare un materiale imperfetto senza snaturarlo o nasconderlo ma sforzandosi di valorizzarlo; controllare il tempo dedicato alla creatività realizzando pezzi unici o piccole serie , controllare  lo stock di vele usate per rinnovarlo, tenere sotto controllo  l’impatto ambientale sul posto dove lavoriamo (usando dei prodotti naturali per il lavaggio, serigrafia del logo sui pezzi di scarto dal taglio ).

Proporre  un accessorio o un oggetto di qualità che ci darà piacere a portarlo, ad offrirlo e a conservarlo.

 LABORATORIO

Il Laboratorio di Relations de voyages®, che sia quello che alcuni di voi hanno conosciuto a St.Malo, Marie-Galante, Pietrasanta, a Brest, è come di solito nei laboratori di artigiani, uno spazio confuso, misterioso, dove si entra facendo attenzione a…. dove “si mettono i piedi”, pronti a scoprire un utensile strano, uno scarabocchio su una sàgoma, un inizio di un bozzetto abbandonato fra due pile di vecchie vele o di rotoli di corde di cotone. Qui la testa non è al largo.

 

Le Mani 

devono sentire la trama del tessuto, capire i suoi punti di fragilità o di resistenza, tracciare e tagliare il pezzo giusto. Devono decidere se conservare una traccia di ruggine perché Evoca l’arcipelago delle Bahamas o i resti della Supernova Vela, o al contrario eliminarla perché insignificante.

Le mani vorranno, a volte, smontare una pezzo di rinforzo, strappare le sue cuciture per fare apparire il tessuto originale e giocare, in seguito, con la doppia tessitura e le sfumature del colore sbiadito dal sole. Le mani sono anche là, ai piedi del piedino della macchina da cucire. L’ultima si chiama Bernina, di origine Svizzera, fedele ed infaticabile malgrado la doppia traversata dell’Atlantico Allo stesso tempo Formula 1 e fuoristrada perché fora bene sia il duradon che il tessuto per spinnaker.

Certo, queste mani, che sulle barche hanno issato la randa, cazzato o allascato le cime, lanciato i cavi di ormeggio, si ricordano delle corde e d’istinto si mettono all’opera. Il manico del Matelot che noi realizziamo, è un omaggio alla creatività ed al rigore nella vela tradizionale. Con l’aiuto di una caviglia, di un paio di forbici, il Nodo marinaro è un montaggio astuto, pensato per un uso preciso, che non si scioglie da solo, ma che si può disfare con una sola mano. Altre fantasie dei nodi marinari: i loro nomi, si chiamano turbante, piede di pollo, nodo del francescano, bocca di lupo, gassa d’amante.

A volte rompicapo, a volte gioco per le mani, un buon modo per non annoiarsi nelle giornate senza vento … in mare … non in laboratorio!

MATERIALI

Il nostro materiale principale è la Vela usata.

Da circa cinquant’anni, la quasi totalità delle vele sono fabbricate con dei tessuti sintetici studiati con una ricerca tecnologica molto avanzata, come: duradon, dacron(inventato 1950), mylar(1952) kevlar(brevettato nel 1966,cinque volte più resistente dell’acciaio), spectra, carbonio..

Le loro qualità principali sono la RESISTENZA e la LEGGEREZZA.
Il loro principale difetto: SFIDARE L’ETERNITA.

Dal momento che non permettono alla barca una buona propulsione, sono di solito abbandonate in un garage poi, un brutto giorno gettate o bruciate. Prima di arrivare a quel punto, poiché non sono biodegradabili, noi proponiamo ai proprietari di ritirarle.

Queste vele che hanno sbattuto al vento o sbadigliato al sole, sono per noi piccoli tesori perché, all’insaputa dello skipper, si sono impresse  durante il passaggio dell’Orizzonte -almeno noi lo crediamo- di storie fuori dal Tempo e fuori dello Spazio marittimo cartografico. Se si sporge un po’, l’Orizzonte esiste dalla formazione della Terra; ma sono gli uomini che l’hanno inventato: navigatori, esploratori, vedette che avevano paura non segnasse la fine del mondo ma che fosse una voragine dove andavano a sprofondare i loro velieri. I secoli sono passati. Nessun geografo visionario, nessun progresso tecnico, nemmeno la mondializzazione (!) l’hanno raggiunto. Dimora indenne nello sguardo della gente di mare o delle coste.
L’Orizzonte è una bella invenzione umana perché al di là tutto è possibile, libero, infinito. E i soli complici sono le nuvole e la foschia, come quella mattina a Porspoder. Ne sono sicura:

dès l’aube
la houle roule déroule
puis tourne et s’enroule
au loin une nouvelle voile
glisse entre les nuages
discrètement
se faufile dans la fente
machine à graver la mémoire du monde
l’Horizon imprime sans relâche
petites risées
bourrasques
s’infiltrent dans les fibres de la toile
traçant à l’infini
paroles en l’air
ordres de manoeuvres
chants de marins
vociférations de la vigie
aussi
les appels des naufragés,

toutes les routes de navigation s’y croisent

toutes les voies océanes confient aux vents qui passent

parfums d’aventure
couleurs ultramarines
secrètes relations de voyages.

Osservandole e toccandole, le vele di cui trasformiamo la funzione, ci rivelano a volte queste impressioni,  immaginarie ?

La macchina da cucire buca in zig-zag, Vincenzo costruisce dei strani rilievi con le corde di cotone ripetendo “una vela bastava per andare più lontano”.

 

Pascale L. C.

FrenchEnglish