L’antichissimo popolo Ainu che percorreva a cavallo o a bordo di barche cucite le isole e l’immensa costa asiatica dell’Oceano Pacifico,  tesseva le sue fibre per avvolgersi e cucire bellissimi cappotti ricamati. In Europa dal 19° secolo, le fibre dell’ortica vengono utilizzate nella composizione della carta delle banconote.

Preziosa e resistente all’uso e al tempo, proprio come la famosa seta dei bachi -Bombyx mori che divorano le foglie del gelso (morus alba) e vengono scottate per togliere i fili-.

La stessa delicatezza e la stessa leggerezza; gli stessi riflessi che catturano e restituiscono la luce attirando l’occhio attento. Alla sua bellezza si aggiunge la qualità dell’antisepsia che permette di scolare il formaggio o di conservare frutti delicati.

Possiamo ancora sognare la bava dei Bombyx ?

All’aria aperta, la pianta non si lascia avvicinare senza indossare guanti o pinzette. Lei punge. 

Il suo nome latino “urtica” da “urere” significa “bruciare” e il suo nome inglese “nettle” : ago. Comprendiamo.

All’ortica non piacciamo. E il nostro rapporto con la selvaggia si è deteriorato quando il morbido cotone è caduto ai nostri piedi.

Quindi, loro -le ortiche- non cambieranno. Ma noi, lei, te, io, possiamo cambiare il nostro approccio.

La conoscenza scientifica conferma l’evidenza delle nuove scelte a nostra disposizione. L’ortica è una pianta del futuro per l’industria tessile in piena rivoluzione che offre alternative ai materiali sintetici e alle piante coltivate in modo intensivo e brutale.

Raccolte o coltivate per essere trasformate in panno, l’ortica malese detta Ramie (Boehmeria nivea), l’ortica himalayana (Girardinia diversifolia), non costano litri d’acqua, né tonnellate di fertilizzante, né pesticidi e non generano alcun elemento tossico quando il tessuto finisce nella spazzatura.

What’else ?

Aggiriamo le lobby crudeli dell’industria chimica e del fast fashion, vedendo dove mettiamo le mani al momento di un acquisto.

Strofiniamoci invece con i tessuti delle piante che amano la rugiada mattutina.

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